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Per la rinascita del Sud: le nuove frontiere dell’agroecologia

DiBruno Lanata

Nov 12, 2016

Dal 10 al 12 novembre si è svolto tra Napoli e Capua il 34° Convegno Internazionale di Agricoltura Biodinamica organizzato con il patrocinio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, del FAI-Fondo Ambiente Italiano, dell’Ordine Nazionale degli Agronomi e di Demeter.

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Quattro giorni di iniziative, convegni, esperienze sul campo durante i quali appassionati agricoltori biologici e biodinamici hanno raccontato la loro esperienza, autorevoli esperti nel sociale e nella formazione hanno proposto soluzioni etiche, ricercatori qualificati hanno dato dimostrazione della concretezza di una agricoltura sana e innovativa.
Coltivare in modo sostenibile: è questa la sfida da cui dipende il futuro del nostro pianeta. Solo un sistema di agricoltura basata su principi ecologici, etici e sociali può rispondere in modo efficace a una crisi di sistema che porta all’impoverimento e alla degradazione del suolo, alla perdita della biodiversità, all’incremento dell’emissione di gas serra, ma anche e soprattutto all’impossibilità per molti di avere accesso al cibo. È solo da un’agricoltura in grado di difendere l’ambiente, di contrastare l’illegalità nel settore agricolo, di valorizzare il territorio e di produrre cibi buoni e sani che potranno nascere proposte e buone pratiche che consentano al mondo agricolo di diventare il motore del cambiamento.
Questo è il compito dell’agroecologia, un modello di coltivazione che parte da lontano ma guarda al futuro. Un modello che punta sulla ricerca e sull’innovazione, e si prefigge di creare una nuova generazione di agricoltori che, grazie alla gestione sostenibile del territorio, garantisca un approccio curativo dei luoghi riuscendo a ottenere un’equa retribuzione per la propria attività. E proprio nelle regioni del Sud d’Italia, il biologico e la biodinamica possono diventare, grazie alla forza e alla capacità innovativa, la leva per creare sviluppo e occupazione.
E nel contempo possono contribuire fattivamente sia a ‘curare’ porzioni di territorio che hanno subito nei decenni scorsi l’attacco della chimica e delle ecomafie sia a valorizzare tesori artistici e i paesaggi unici, oggi impoveriti dalle devastazioni urbanistiche.
La bioagricoltura può rappresentare, inoltre, un valido presidio contro l’illegalità nel settore agricolo, dal caporalato alle truffe sui prodotti. Questo grazie a una filiera virtuosa che non sfrutta i lavoratori ma pone l’agricoltore e la sua terra al centro del processo: a cominciare dai prezzi, in quanto i prodotti biologici e biodinamici vengono pagati di più agli agricoltori rispetto ai prodotti convenzionali. Per questo le aziende biodinamiche possono garantire una stabilità complessiva superiore rispetto a quelle convenzionali.
Assume quindi un forte valore simbolico la scelta di due località quali Napoli e Capua, così fortemente rappresentative del nostro meridione, per organizzare il 34° Convegno Internazionale di Agricoltura Biodinamica, a sottolineare che è proprio dal Sud che dovrà nascere l’Italia di domani. Perché gli straordinari valori agroalimentari del Sud d’Italia sono un patrimonio unico al mondo e meritano tutta l’attenzione in quanto possono diventare una concreta prospettiva per uno sviluppo economico e occupazionale.
Il tutto in uno scenario italiano che vede il mercato del cibo di qualità dell’agricoltura biologica e biodinamica in costante crescita, con un incremento del 20% solo nel 2015.
Bruno Lanata


Carlo TRIARICO_Presidente Apab2018

“L’agricoltura ecologica è uno dei più potenti strumenti per sanare gli squilibri ecologici ed è allo stesso tempo una via per produrre innovazione, tenuta sociale e anche bellezza” ha affermato Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. “È un nodo cruciale della modernità, perché è una prospettiva concreta e sostenibile per il Sud del Paese per favorire salute, occupazione e turismo. La biodinamica è un pezzo importante di questo processo, grazie alle piccole e grandi aziende che hanno intrapreso un nuovo modello agricolo capace di aprire nuovi orizzonti anche sul piano della gestione del territorio”.


Principali caratteristiche dei campi biodinamici

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Resistenza alla siccità. I terreni coltivati con l’agricoltura biodinamica, rispetto a quelli con i metodi tradizionali, sono in grado di trattenere mediamente il 55% in più di acqua. Una straordinaria proprietà che dipende dalla ricchezza (fino al +70%) di humus, la preziosa componente organica del suolo, capace di trattenere acqua fino a 20 volte il suo peso. L’humus si comporta infatti come una vera e propria spugna naturale che impregnandosi trattiene l’acqua più a lungo nel suolo ed evita – come avviene nei campi convenzionali – il compattamento dei terreni. Una caratteristica non da poco, che riduce anche i consumi idrici e rende i suoli più resistenti all’erosione e al dilavamento.

Resistenza all’erosione. I sistemi biologici, e più ancora quello biodinamico, impediscono che gli elementi preziosi del suolo si perdano, trascinati via dalla pioggia o dal vento. Il metodo biodinamico garantisce molto più degli altri (fino al +60% rispetto all’agricoltura convenzionale) la resistenza nel tempo delle particelle di sostanze aggregate. Queste particelle, se resistono in glomeruli, impediscono la polverizzazione del suolo e la perdita di elementi.

Terreni più fertili. I preparati utilizzati in biodinamica, in particolare il preparato 500, più noto come cornoletame, fungono da veri e propri attivatori naturali dei terreni. Come una sorta di lievito, il preparato 500 è in grado di stimolare la crescita e la produttività delle specie vegetali. Non è solo l’esperienza diretta degli agricoltori a dirlo, ma anche uno studio del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli che documenta come il sistema di maturazione del letame secondo il metodo biodinamico, che avviene in ambiente praticamente anaerobico, produce più del 50% di composti di lignina (principali stimolatori di fertilità) rispetto al compost convenzionale.

Carbonio organico. Il sistema biodinamico si è rivelato il migliore per accumulo di carbonio nel suolo. Il metodo dei cumuli biodinamici di humus ha dato il miglior risultato. Non solo il carbonio organico è maggiore nel biodinamico (+15% rispetto all’agricoltura convenzionale), ma sono maggiori le frazioni più pregiate di carbonio per la fertilità (umina per esempio) nelle parcelle trattate coi concimi biodinamici. I suoli biodinamici tendono dunque a non destrutturarsi nel tempo, contrastano la desertificazione, conservano carbonio organico stabilmente. Inoltre proprio nei terreni sabbiosi e limosi il metodo biodinamico si è mostrato capace più di altri di conservare stabilmente nel suolo la sostanza organica di maggior pregio per la fertilità.

Biodiversità. Nel metodo biodinamico i microrganismi non solo sono di più, ma sono anche molto più vari. La presenza di una grande biodiversità rende l’habitat più equilibrato ed efficiente, senza dispersioni di energia, che resta disponibile per le colture. Si stima che la flora presente dei suoli biodinamici sia 9 volte superiore a quella presente nei terreni convenzionali.

Microbi. L’attività dei microbi nel suolo è un importante indicatore di biodiversità. Il metodo biodinamico evidenzia un’attività eccezionale di respirazione del suolo ad opera dei microbi. Inoltre la massa dei microorganismi nel suolo biodinamico è tra il 60 e l’85% superiore rispetto al sistema convenzionale.